🛡️ Zero Trust Architecture: Cosa sono e Come si implementano

  

Negli ultimi anni il modello di sicurezza tradizionale basato sul perimetro – quello secondo cui tutto ciò che si trova dentro la rete è “fidato” e tutto ciò che è fuori non lo è – ha mostrato i suoi limiti.
Cloud, smart working, dispositivi mobili e attacchi sempre più sofisticati hanno reso insufficiente la vecchia idea di “muro” a protezione della rete aziendale.

Per questo è nato il paradigma Zero Trust, ormai considerato uno standard moderno per la cybersecurity.

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1. Che cos’è la Zero Trust Architecture?

La Zero Trust Architecture (ZTA) è un approccio alla sicurezza che si basa su un principio semplice:

Non fidarti mai, verifica sempre.

In pratica:

  • nessun utente, dispositivo o applicazione è considerato automaticamente affidabile,
  • ogni accesso alle risorse deve essere esplicitamente autorizzato,
  • ogni richiesta è valutata in base al contesto (identità, stato del device, posizione, comportamento, criticità della risorsa).
È un modello che abbandona l’idea di una “rete interna sicura” e applica controlli continui su tutto.

2. Perché serve lo Zero Trust?

🔥 Problemi del modello tradizionale

  • Se un attaccante riesce a entrare nel perimetro, spesso può muoversi indisturbato.
  • Il cloud non ha un perimetro fisico.
  • Gli utenti lavorano da remoto e con dispositivi diversi.
  • Le minacce interne rappresentano un rischio crescente.

🛡️ Obiettivi dello Zero Trust

  • Ridurre il movimento laterale in caso di compromissione.
  • Limitare i privilegi al minimo indispensabile (principio del least privilege).
  • Garantire controlli costanti e dinamici.
  • Migliorare la visibilità su utenti, device e attività.

3. I principi fondamentali della Zero Trust Architecture

🔐 1. Verifica continua dell'identità

Autenticazione e autorizzazione non sono eventi “una tantum”.
Ogni volta che un utente o un’app tenta di accedere a una risorsa, la sua identità viene rivalutata.

📱 2. Valutazione dello stato del dispositivo

Zero Trust non si fida nemmeno del computer dell’utente.
Vengono controllati:

  • patch e aggiornamenti,
  • presenza di antivirus/EDR,
  • integrità del sistema,
  • tipo di rete utilizzata.

🔎 3. Accesso basato sul contesto

Una richiesta viene analizzata considerando:

  • chi sta chiedendo → identità e ruolo,
  • da dove → paese, rete, VPN, IP,
  • come → tipo di device,
  • verso cosa → classificazione della risorsa.

🧩 4. Microsegmentazione

La rete viene suddivisa in zone più piccole e controllate.
Non esistono più VLAN “giganti”: ogni servizio è isolato.

🛑 5. Principio del minimo privilegio

Un utente ottiene solo ciò che gli serve, solo quando gli serve.

📊 6. Monitoraggio continuo

Log, telemetria e analisi comportamentale sono fondamentali.


4. Come si implementa una Zero Trust Architecture

Implementare Zero Trust non significa installare un prodotto, ma adottare un modello.

Step 1 – Identifica gli asset

  • utenti
  • dispositivi
  • applicazioni
  • dati
  • flussi di comunicazione

Senza sapere cosa devi proteggere, non puoi costruire Zero Trust.

Step 2 – Mappa le comunicazioni tra asset

Capire chi parla con cosa è essenziale per fare microsegmentazione e definire le policy.

Step 3 – Implementa un sistema di Identity & Access Management (IAM)

  • autenticazione a più fattori (MFA)
  • Single Sign-On (SSO)
  • gestione dei privilegi (PAM)
  • policy di accesso condizionale

Step 4 – Valuta e certifica il dispositivo

Questo include:

  • MDM (Mobile Device Management)
  • endpoint protection (EDR)
  • controllo di conformità

Step 5 – Introduci un accesso basato su policy dinamiche

Esempio di regole:

  • se l’utente accede da un paese insolito → richiedi MFA,
  • se il dispositivo non è aggiornato → nega l’accesso,
  • se l’accesso è sensibile → richiedi un livello superiore di verifica.

Step 6 – Microsegmentazione e protezione della rete

La suddivisione della rete in zone più piccole e restrittive si realizza tramite:

  • Firewall di nuova generazione — I firewall di nuova generazione (NGFW) analizzano il traffico non solo per porte e protocolli, ma anche per applicazioni, identità e contenuti. Consentono di applicare regole molto più precise, limitando le comunicazioni solo ai servizi realmente necessari.
  • Identity-Based Firewalling — Le policy di filtraggio vengono applicate non più solo in base all’indirizzo IP, ma in base all’identità dell’utente o del dispositivo. Questo permette di controllare con estrema granularità chi può accedere a cosa, indipendentemente dalla posizione nella rete.
  • SDN e policy granulari — Con il Software-Defined Networking, la rete viene gestita in modo centralizzato e dinamico. È possibile creare micro-segmenti e applicare policy specifiche per singola applicazione, servizio o flusso, riducendo drasticamente il movimento laterale in caso di compromissione.

Step 7 – Monitoraggio e risposta

Serve telemetria e correlazione:

  • SIEM (Security Information & Event Management) — raccoglie e correla i log provenienti da tutta l'infrastruttura (endpoint, firewall, cloud, identità, applicazioni). Permette di individuare attività sospette incrociando eventi diversi e generando alert basati su regole o modelli predefiniti.
  • UEBA (User Entity Behavior Analytics) — Il sistema UEBA analizza il comportamento abituale di utenti e dispositivi per rilevare anomalie. Identifica deviazioni dal pattern normale (es. accessi in orari insoliti, download anomali, movimenti laterali) e segnala potenziali minacce interne o account compromessi.
  • Sistemi di Alert automatici — Questi sistemi inviano notifiche immediate quando viene rilevato un comportamento rischioso o un evento critico. Possono attivare azioni automatiche come bloccare un account, isolare un dispositivo o richiedere ulteriore autenticazione, riducendo al minimo i tempi di risposta.

5. Esempi pratici

Esempio 1 – Accesso a un'app aziendale cloud

Scenario: un dipendente prova ad accedere a una dashboard aziendale.

Zero Trust verifica:

  1. Identità → l’utente deve autenticarsi via MFA.
  2. Dispositivo → il suo laptop è conforme agli standard aziendali?
  3. Contesto → si trova in Italia come di consueto? Oggi è in un paese insolito?
  4. Accesso → ha i privilegi per quella dashboard?
Se qualcosa non torna, l’accesso viene bloccato o viene richiesta un’autenticazione più forte.

Esempio 2 – Microsegmentazione di un database

Scenario: un database critico espone dati sensibili.

Zero Trust prevede:

  • solo l’applicazione X può parlare con il database
  • solo l’utente Y può accedere alla dashboard SQL
  • nessun altro servizio può collegarsi alla porta del DB
  • ogni query viene loggata per rilevare anomalie

Esempio 3 – Protezione del lavoro da remoto

In un modello tradizionale, una VPN dà accesso a tutta la rete.
Zero Trust invece:

  • autentica l’utente via MFA
  • verifica il device
  • concede accesso solo a specifiche app (non all’intera rete)
  • controlla attivamente comportamenti anomali

Conclusioni

La Zero Trust Architecture non è un prodotto ma un cambiamento culturale:
richiede di trattare ogni accesso come potenzialmente rischioso e di costruire un sistema basato su verifica continua, minimo privilegio e monitoraggio costante.

È una risposta moderna a un mondo in cui:

  • non esistono più confini di rete chiari
  • gli attacchi sfruttano movimenti laterali
  • il cloud distribuisce risorse ovunque

Le aziende che implementano correttamente Zero Trust ottengono:

  • maggiore resilienza
  • riduzione dei rischi
  • controllo più granulare
  • meno superficie di attacco



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