Cosa sono gli exploit zero-click: spiegazione semplice e esempi pratici

 

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di zero-click exploit, soprattutto in relazione alla sicurezza degli smartphone e delle app che usiamo ogni giorno. Il termine può sembrare tecnico, ma il concetto è semplice — e proprio per questo fa paura: uno zero-click è un attacco informatico che non richiede alcuna azione da parte della vittima.
Niente clic su link sospetti, niente file aperti per sbaglio, niente autorizzazioni concesse involontariamente.

In altre parole:
👉 il dispositivo viene compromesso senza che l’utente faccia nulla.

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Come è possibile?

Gli zero-click sfruttano vulnerabilità all’interno di funzioni che si attivano automaticamente in background. Molte app e servizi infatti processano dati appena arrivano, per velocizzare e semplificare l’esperienza utente.

Alcuni esempi di funzioni che si attivano senza intervento dell’utente:

  • la visualizzazione dell’anteprima di un messaggio ricevuto
  • la gestione delle notifiche
  • il caricamento automatico delle immagini
  • l’analisi dei metadati dei file
  • la decodifica di formati multimediali (audio, immagini, video)

Se un hacker scopre una vulnerabilità in una di queste operazioni “automatiche”, può inviare un contenuto malevolo che, appena elaborato dal dispositivo, esegue codice dannoso.


Esempi concreti nelle app più diffuse

Di seguito alcuni scenari realistici ma generici, senza dettagli tecnici né procedure che possano essere replicabili, utili solo per capire come può avvenire un attacco zero-click.

1. WhatsApp

WhatsApp elabora in automatico:

  • anteprime dei messaggi,
  • immagini,
  • chiamate in arrivo.

Uno zero-click in questo contesto potrebbe funzionare così, in teoria:

  • un attaccante invia una chiamata VoIP “speciale”;
  • l’app tenta di interpretare i dati della chiamata;
  • la vulnerabilità viene sfruttata durante questa elaborazione;
  • non c’è bisogno che la vittima risponda.

Questo tipo di meccanismo è stato effettivamente usato in passato da gruppi altamente specializzati per installare spyware su dispositivi specifici.

2. Facebook Messenger

Messenger genera automaticamente:

  • anteprime dei link,
  • miniature delle immagini,
  • notifiche con parti del contenuto.

Uno scenario ipotetico:

  • arriva un’immagine “malformata” via chat;
  • l’app cerca di generare l’anteprima;
  • nello step di decodifica viene sfruttata una falla interna.

Anche in questo caso l’utente non deve aprire l’immagine: basta la notifica o la sua anteprima.

3. App Email (Gmail, Outlook, Apple Mail…)

Le app di posta processano automaticamente:

  • formati HTML,
  • immagini in anteprima,
  • intestazioni dei messaggi.

Uno zero-click teorico può attivarsi:

  • semplicemente ricevendo un’email costruita per attivare la vulnerabilità;
  • senza nemmeno aprire il messaggio (solo scaricarlo in background).

Per questo molte aziende disattivano di default il caricamento automatico delle immagini.

4. iMessage (Apple)

È stato uno dei bersagli più discussi negli ultimi anni, perché iMessage:

  • processa molti tipi di file,
  • genera anteprime molto dettagliate,
  • usa componenti multimediali complessi.

Storicamente alcune vulnerabilità sono state sfruttate inviando un semplice messaggio, che una volta ricevuto attivava il bug immediatamente, senza alcun tocco.


Perché gli zero-click sono così pericolosi

Sono invisibili all’utente
Non c’è phishing, link sospetti, comportamenti anomali.

Possono colpire anche utenti prudenti
La buona educazione digitale non basta: l’attacco avviene a livello tecnico.

Sono estremamente difficili da individuare
Molti zero-click lasciano pochissime tracce.

Richiedono grande competenza tecnica
Sono molto costosi da sviluppare e di solito provengono da gruppi avanzati (cyber-intelligence, criminalità organizzata sofisticata, ecc.).


Come proteggersi (per quanto possibile)

Non possiamo eliminare del tutto il rischio, ma possiamo ridurlo:

Mantieni sempre aggiornati sistema operativo e app
Gli zero-click in genere vengono corretti rapidamente appena scoperti.

Attiva gli aggiornamenti automatici
Soprattutto su iOS e Android.

Riduci le superfici d’attacco
Alcuni consigli:

  • disattivare anteprime automatiche nelle email quando possibile;
  • limitare il numero di app di messaggistica;
  • disinstallare app che non usi.

Usa smartphone e PC ufficiali/non modificati
I dispositivi compromessi (root, jailbreak) sono molto più vulnerabili.

Attiva funzioni di “modalità bloccata” (Lockdown Mode) se disponibili
Per esempio, su iPhone aumenta notevolmente la sicurezza contro exploit complessi.


Conclusione

Gli exploit zero-click rappresentano una delle forme più avanzate e insidiose di attacco informatico. Non sono strumenti da “hacker della domenica”: richiedono risorse e competenze elevate.
La buona notizia è che le aziende tecnologiche li monitorano costantemente e gli aggiornamenti di sicurezza sono spesso sufficienti a neutralizzare nuove minacce.

La consapevolezza rimane il miglior alleato: sapere come funzionano questi attacchi aiuta a capire perché aggiornare il telefono non è una noiosa formalità, ma una parte essenziale della nostra sicurezza digitale quotidiana.



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