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Negli ultimi anni, il concetto di guerra ha subito una trasformazione profonda. I conflitti non si svolgono più solamente sui campi di battaglia con carri armati e soldati, ma anche (e sempre più spesso) dietro a uno schermo. Il cyberspazio è diventato il nuovo fronte della guerra, dove Paesi e organizzazioni si scontrano con armi invisibili: i codici informatici.
Le armate digitali degli Stati
Molti governi hanno ormai sviluppato vere e proprie unità di guerra cibernetica. Un esempio eclatante è la Russia, il cui gruppo di hacker “Fancy Bear” (APT28), legato all’intelligence militare GRU, è stato associato a numerosi attacchi contro istituzioni europee e occidentali, tra cui il Parlamento tedesco e la NATO (Wikipedia).
Anche la Corea del Nord ha investito pesantemente in questo campo. Secondo un’inchiesta di The Sun, bambini dotati di talento in matematica e informatica vengono selezionati fin dalla giovane età per essere addestrati come cyber-soldati, impiegati poi per condurre operazioni di spionaggio e furti digitali a scopo finanziario, soprattutto nel campo delle criptovalute (The Sun).
Attacchi alle infrastrutture: il nuovo volto della guerra ibrida
I cyberattacchi non si limitano al furto di dati o al sabotaggio di siti web. Sempre più frequentemente, essi prendono di mira infrastrutture critiche come ospedali, ferrovie, aeroporti e reti elettriche. In Gran Bretagna, una coalizione informale di circa 90 gruppi di hacktivisti filo-russi e filo-palestinesi, chiamata “Holy League”, ha attaccato ripetutamente agenzie governative, militari e operatori di infrastrutture strategiche (The Times).
Negli Stati Uniti, la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) ha lanciato un allarme su possibili cyberattacchi da parte della Cina mirati a paralizzare servizi vitali, come il sistema ferroviario e gli oleodotti (The Hacker News).
Cybercriminali al servizio dei governi
Una tendenza preoccupante è l’alleanza tra Stati e gruppi di criminali informatici. Un esempio recente riguarda hacker iraniani che hanno colpito un sito di incontri israeliano, sottraendo dati personali per poi pubblicarli online a fini di propaganda politica e destabilizzazione. Secondo quanto riportato da Associated Press, questo è solo uno dei tanti esempi di come il confine tra attività criminale e guerra informatica si stia facendo sempre più labile (AP News).
Il ritorno dell’hacktivismo ideologico
Oltre agli Stati, anche gruppi motivati da cause religiose o ideologiche stanno tornando a farsi sentire nel cyberspazio. Questi hacktivisti attaccano siti governativi, media e aziende per diffondere messaggi politici o per destabilizzare gli avversari. Secondo Le Monde, molti di questi gruppi non sono così indipendenti come sembrano, ma operano in sinergia con governi che ne sfruttano la “plausibile negabilità” (Le Monde).
Conclusione
Quello che stiamo vivendo è un cambiamento epocale: la guerra oggi si combatte anche — e sempre più — nel mondo digitale. Le offensive non sono più solo militari ma informatiche, e i bersagli sono ospedali, banche, centrali elettriche, mezzi di comunicazione. Il cyberspazio è diventato un nuovo territorio conteso, dove la protezione delle infrastrutture e dei dati è diventata una priorità strategica.
È fondamentale che le nazioni investano in difesa cibernetica, educazione alla sicurezza informatica e cooperazione internazionale. La prossima guerra mondiale, dicono alcuni analisti, potrebbe non essere mai combattuta con armi convenzionali, ma potrebbe comunque lasciare il mondo nel caos.
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